Arrivato in anticipo, ho cominciato a gironzolare sotto i portici, di fronte a Piazza Medaglie d'Oro, alla ricerca di un caffè che non odorasse di etanolo.
E a un certo punto ho visto LUI.
Fermo in mezzo al portico. Vestito come una persona normale. Capelli rasati e nuca visibilmente sudata.
Tutto normale ma non la posa: una paralisi muscolare che lo bloccava nella posizione del cherubino volante, le palpebre tremanti semichiuse al mondo.
Non vedevo un esemplare da parecchio tempo, e di solito li avvistavo nei parchi al tramonto, prima che l'arrivo della notte li trasformasse in murales urbani spiaccicati come rondini in autostrada (you know?).
Una turista giapponese stava già provando a farlo entrare nell'inquadratura della sua nikon, probabilmente pensando si trattasse di un mimo. Beata ignoranza che non permette alla gente nipponica di riconoscere l'animale numero uno della nostra enciclopedia: il trapassato.
I saggi narrano che il trapassato mosse i primi passi nella fauna urbana bolognese a metà anni 80. Di varia estrazione sociale, si caratterizza per essere molto magro, molto irritabile, e molto sudato. Il trapassato non è semplicemente colui che immagini strafatto di qualunque cosa. Il trapassato si distingue spesso dal tossico comune perchè è, effettivamente, trapassato da aghi di vario tipo, spesso nei posti più improbabili, anche dove non batte il sole, per intenderci.
Il trapassato è "cotto e mangiato" si fa e collassa dove si trova al momento, sia un parcheggio, l'anagrafe comunale o la sezione surgelati dell'Ecu.
Proprio per questa sua condizione magica e imprevedibile non è presente in rete e nei nostri archivi nessun tipo di fotografia che ne documenti l'esistenza, e allora abbiamo scovato per voi un'immagine dimostrativa della paresi da eroina, Francesca Schiavone ai Roland Garros.
